Di Quello Sbagliato (QuelloSbagliato.com)

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano“. È così che Antoine de Saint-Exupéry scriveva in uno dei più bei racconti romantici e profondi di tutti i tempi: Il Piccolo Principe.

Pensate ai momenti più indimenticabili della vostra infanzia: la felicità era fatta di semplici cose. Bastava davvero poco per regalarci un sorriso e renderci felici. La fantasia e l’immaginazione riuscivano a rendere unico e speciale anche ciò che in realtà non lo era.

Ricordate il vostro giocattolo preferito?

Da bambino passavo giornate intere giocando con un trenino di latta: eravamo compagni inseparabili. È stato uno dei regali di Natale dei miei genitori. Mi era accanto durante i viaggi, mentre facevo i compiti e di notte vegliava su di me dal mio comodino. Che splendidi ricordi!

Sono convinto che ognuno di voi abbia avuto un giocattolo del cuore: bambole, soldatini o trenini ci hanno tenuto compagnia, ci hanno fatto sognare ed emozionare.

Un giocattolo per un bambino non è mai solo un giocattolo: è materia viva, è anima… è quell’amico immaginario che ci accompagna alla scoperta di un altrove magico e incantato!

Il gioco è stato da sempre l’espressione più autentica della cultura umana. Un gioco è storia, un capitolo del nostro tempo: ci aiuta a ricordare come eravamo e, perché no, “cosa” siamo diventati.

È proprio con un tuffo nel mondo dei ricordi e del passato, che ritorna Mercanteinfiera: la prestigiosa kermesse internazionale di antiquariato, modernariato collezionismo e vintage, dal prossimo 2 marzo fino al 10 marzo, a Parma.

Durante la prossima edizione primaverile, c’è un appuntamento a cui tutti gli amanti del vintage non possono mancare: la collaterale “Let’s play: come giocavamo. Giochi e giocattoli della collezione privata di Gianni Marangoni”. Un’esposizione di originali giochi e giocattoli del passato che riportano i segni del tempo e che ci trasporteranno in un’atmosfera romantica e nostalgica.

Ho incontrato Gianni Marangoni. Mi ha accolto in una stanza piena di vecchie bambole con i loro vestitini, robot e tanti altri giocattoli. È stata un’esperienza unica: in pochi minuti ho avuto la sensazione di ritornare bambino. I miei occhi erano catturati ed ipnotizzati da questi tesori del passato.

Ho fatto a Gianni qualche domanda per scoprire insieme qualcosa in più della sua vita e della sua collezione.

Ciao Gianni, come e da cosa nasce questa meravigliosa collezione di giocattoli?

La mia attività lavorativa verte da sempre nel mondo dell’abbigliamento femminile ed é perciò comprensibile che io abbia sviluppato il desiderio di collezionare tutto quanto sia in relazione con il mio lavoro. Ed ecco allora raccogliere, con il materiale professionale, giocattoli fonte dei primi desideri dei bambini che anelano ad imitare il lavoro degli adulti nei loro giochi. Così comincio a collezionare giocattoli come: bambole, vestitini, cestini da lavoro, macchine per cucire e necessaire per ricamo, per poi appassionarmi a tutto ciò che può servire al primo lavoro dell’essere umano “IL GIOCO”: collezionando tutte le tipologie di giocattoli, treni, navi, auto, aeroplani, etc. Il numero dei reperti aumenta e così in me il desiderio di rendere partecipi un numero sempre maggiore realizzando e partecipando a manifestazioni espositive.

Cosa significa per te ‘collezionare’?

La mia collezione è stata raccolta in lunghi anni di appassionata ricerca. Il criterio di scelta si é indirizzato verso la raccolta di oggetti “giocattoli” che raccontano la vita di stretto rapporto con il loro “uso”. Si é così voluto privilegiare l’aspetto del “vissuto” più che il puro e a volte asettico reperto di antiquariato. Emerge così la “patina” del tempo, dell’uso e del rapporto di puro affetto che il bambino ha sempre ritrovato nei confronti di oggetti che hanno profondamente segnato il succedersi degli anni della sua vita.

Quali sono le emozioni che speri di suscitare con questa tua esposizione a Mercanteinfiera?

È stato osservato che le emozioni create dalla esposizione di questi giocattoli sono molto variabili. I nonni dimostrano di tornare bambini rivivendo con il pensiero quegli attimi di felicità vissuti in gioventù in loro compagnia. I papà dimostrano un appassionato interesse emozionale accompagnato dalle, a volte, meravigliose soluzioni realizzative. I bambini di oggi restano esterrefatti davanti all’entusiasmo dimostrato da nonni e papà, in quanto faticano a realizzare come si potesse giocare con oggetti per loro inanimati… poiché è chi gioca che, di volta in volta, lo “crea” come tale, investendolo di un valore simbolico e trasformandolo in supporto della propria immaginazione.