Di Luca Zuccala

Due anniversari. Una città. La possibilità di una combo sublime a inizio marzo, baciati dalla luce fredda di una primavera che si affaccia in pianura. In un soffio di kilometri, a Parma, le nozze d’argento dell’edizione primaverile di Mercanteinfiera (dal 2 al 10 marzo 2019) si consacrano nei 500 anni dell’anniversario della morte di Leonardo da Vinci (1452-1519). Dagli spazi delle Fiere di Parma alle sale di Palazzo della Pilotta. Dai secoli di storia esposti nella mostra-mercato parmense (giunta alla 25esima edizione), al fascino eterno de La Scapiliata di Leonardo. Impressa per sempre su una tavoletta di pioppo di 24,7 per 21 centimetri, finemente raffigurata con terra ombra e ambra inverdita, lumeggiata di bianco di piombo. Una meraviglia fin già dai nomi dei materiali di cui è composta.

Il vanto vinciano della città emiliana, su cui aleggia, come nella migliore tradizione leonardesca, un fitto alone di mistero. Dalla datazione (1504-1508) tutt’ora incerta, alla sua destinazione. Dalla provenienza alla sua effettiva natura (dipinto non finito, abbozzo, studio preparatorio). Fino al soggetto: una fanciulla senza identità, dallo sguardo perso, liquido e malinconico, fissata come un’istantanea sopita e spontanea. Siamo certi, invece, che nel 1839 l’opera sia giunta alla Galleria Nazionale di Parma, dove tutt’ora risiede. E dove tutt’ora è visitabile, gelosamente conservata sotto teca. Con quegli occhi, socchiusi e sospesi, incorniciati sul viso dolcemente inclinato, quasi di profilo.

Un’opera che riverbera in sé l’intera poesia naturale e introspettiva del poliedrico genio toscano. Dal sorriso (le labbra sottili, eleganti e discrete, custodi segrete di una ambigua purezza), al volto (realtà anatomica sublimata nell’idea classica di bellezza femminile) sul quale traspaiono sapientemente i celebri “moti mentali”. Un piccolo capolavoro che nel nome-soprannome affibbiatogli, La Scapiliata, custodisce la sua peculiarità. Frenetica è la serie di boccoli che si disperdono dalla testa verso lo spazio circostante. Scompigliate le ciocche di capelli che sfumano e ricompaiono, cadono e si lasciano risollevare da un soffio calibrato. Come fiocchi di neve. Come agili fiammelle. Come acqua mossa ricamata dal desiderio del vento da cui non riusciamo a distogliere lo sguardo.