Di Samantha De Martin

La 25esima mostra internazionale di modernariato, antichità e collezionismo in corso dal 2 al 10 marzo. Passeggiata tra tele d’autore e curiosità vintage, alla scoperta dei giochi di Gianni Marangoni e dei reperti inediti di Luni.

Nella coloratissima giostra che accoglie i visitatori di Mercanteinfiera, cavalli, robot, soldati, burattini e marionette in cartapesta sembrano danzare nel nostalgico carosello dei ricordi, dove ogni vetrina è un appassionato inno al gioco antico, pronto a trascinare grandi e bambini nello stupore di un altrove magico.

“Avvicinatevi. Saranno loro a raccontarvi le storie, a chiamarvi, parlarvi. Io li sento mentre li cerco nell’ampio locale in cui custodisco la mia collezione di giocattoli. Li chiamo e loro mi rispondono”.

Seduto a un tavolino del padiglione 4, dove lo abbiamo invitato per una chiacchierata nel giorno in cui Mercanteinfiera apre i battenti, Gianni Marangoni ha la passione dipinta nei suoi grandi occhi blu. Let’s play. Come giocavamo, da lui curata, è il titolo di una delle due mostre collaterali ospitate quest’anno da Mercanteinfiera, in corso alle Fiere di Parma dal 2 al 10 marzo.

Dell’edizione numero 25 della mostra internazionale di modernariato, antichità e collezionismo vintage, questo percorso fatto di curiosità, atmosfere ormai lontane dalla quotidianità dei piccoli, è uno dei fiori all’occhiello.  

1.Un cavallo automa con carretto, Italia 1950. Dalla collaterale Let’s play come giocavamo. Giochi e giocattoli della collezione Gianni Marangoni. Foto: © Samantha De Martin

L’arte del gioco tra i cavalli e i soldatini di Gianni Marangoni

Gianni Marangoni, istituzione del mondo della moda e della creatività sartoriale, presta quest’anno a uno degli appuntamenti più attesi a Parma, la sua attività di collezionista, presentando ai visitatori pezzi introvabili che hanno accompagnato l’infanzia di generazioni.

La collaterale dedicata al gioco si integra perfettamente nello spirito di Mercanteinfiera, dove cavalli a dondolo, macchinine, bambole, presenti in quasi tutti gli stand, sono un esempio della sensibilità di chi ha saputo trasformare il collezionismo in un elegio della memoria.

“Il gioco è il primo lavoro dell’essere umano – spiega Marangoni -. In questa piccola mostra ho voluto portare alcuni pezzi della mia collezione composta da centinaia di giocattoli. Molti anni fa fui contattato da una ditta per collezionare abiti di bambole e mi si è aperto un mondo, dapprima sulle bambole, poi sulle navi, i treni, gli aeroplanini. Non mi definisco né un commerciante, né un malato di collezionismo. Non ho mai cercato i giocattoli intonsi, ma quelli senza un piede, una ruota, una gamba. Li trovavo dai robivecchi. Li riparavo ed erano loro stessi a ringraziarmi. Anche se i miei preferiti erano quelli lasciatimi da parenti o amici anziani che, trovandosi in case di riposo, arrivati alla fine della loro vita, me li affidavano affinché me ne prendessi cura”.

Lasciati gli aerei, i burattini, i soldatini francesi, la lanterna magica e il motociclista “clown” di Gianni Marangoni, sempre nel padiglione 4, avanziamo verso la prima mostra a tema archeologico allestita all’interno di una fiera.

 

“Storie della città di Luna”: l’archeologia fa il suo debutto in fiera

La città di Luni (anticamente Luna) sbarca per la prima volta a Mercanteinfiera con il suo racconto ininterrotto che dura dal medioevo, tra statue, ritratti, frammenti, le rovine citate anche da Dante nel XVI canto del Paradiso.

La fortuna di questa antica colonia romana “dalle candide mura”, fondata nel 177 a.C alla foce del Magra come avamposto militare contro i riottosi Liguri, fu da sempre legata allo sfruttamento del marmo che dal porto partiva alla volta del Mediterraneo. A unire le sorti di questo piccolo centro in provincia di La Spezia e Parma è il nome del console Marco Emilio Lepido fondatore della Via Emilia e, insieme, di Luni.

La mostra collaterale, dal titolo “Storie della città di Luna. Frammenti di vita all’ombra di Roma”, realizzata in collaborazione con il Polo Museale della Liguria, celebra gli illustri trascorsi e il marmo di questa misteriosa città attraverso una serie di reperti provenienti dal Museo Archeologico di Luni che espone attualmente 200 oggetti, sebbene decine di migliaia siano quelli custoditi nei deposti.

Accanto ai disegni inediti tratteggiati da Carlo Promis nel 1857 sugli scavi condotti sul sito di Luna a partire dal 1800, il pubblico può ammirare una bella testa di Eros in marmo accanto a una formella con foglie di acanto che conserva ancora l’antica decorazione pittorica, o ancora un’erma di età imperiale.

Anche se il fiore all’occhiello è rappresentato dalla delicatissima fiaccola in anima lignea rivestita di bronzo dorato che completava la statua della dea Luna, “portatrice di luce” nell’omonimo tempio, sopravvissuta quasi intatta, o ancora da un peso, con tanto di inclinazione ponderale pari a venti libbre e di iscrizione incisa con la tecnica a punti, esposto al pubblico per la prima volta.

“Circa l’arte “nascosta” – precisa Antonella Traverso, direttore del Museo di Luni – credo sia un dovere di chi lavora nei musei rendere veramente visibile, nel senso di intellettualmente accessibile, quello che si sceglie di esporre”. Attualmente della città romana cinta da mura ed estesa per circa 20 ettari si possono visitare alcuni edifici pubblici e privati portati alla luce negli ultimi 50 anni.

Tra questi due poli, i giocattoli e l’archeologia – “modi diversi per raccontare l’ identità culturale del nostro paese che è tra gli obiettivi del salone”, come spiega Ilaria Dazzi, brand manager di Mercanteinfiera – si muovono gli oltre 5mila buyer internazionali arrivati al salone di Parma che festeggia quest’anno il suo quarto di secolo.

 

De Nittis, i fiamminghi, le armature dei samurai e il Novecento: passeggiata tra gli stand di Mercanteinfiera

La parola d’ordine, una volta varcata la soglia di Mercanteinfiera, è perdersi, lasciandosi sorprendere dalle infinite stranezze e curiosità. Basta inseguire i colori scintillanti di questa enorme “wunderkammer” dove si trova davvero di tutto – dalle acqueforti di Guttuso ai manichini in adorazione realizzati nell’Ottocento, dai compassi settecenteschi a una portantina da statua proveniente dalle Marche e datata 1400, da un crocifisso ligneo quattrocentesco agli asinelli dell’Ottocento provenienti dalla Sicilia e appartenuti chissà a quale bambino – per accendere lo stupore.

3.Acqueforti di Renato Guttuso del 1988, Mercanteinfiera. Foto: © Samantha De Martin

E se un biliardino anni Trenta che ricorda la partita Real Madrid-Barcellona – con cinque attaccanti, due difensori e una rete enorme – vi sembrerà l’oggetto più bello che abbiate visto a Mercanteinfiera, vi basterà avanzare di qualche passo per imbattervi, in un altro stand, in qualcosa di ancora più accattivante.

Come gli automi americani degli anni Venti che raffigurano due pattinatori in cartapesta, un uomo che aiuta una donna a calzare il pattino. O l’incisione cinquecentesca a bulino di un ignoto artista fiammingo che ripercorre tutte le fasi della produzione dell’olio, dalla raccolta al trasporto. Un’idea compositiva che assomiglia alle fasi di un film, con personaggi dai volti espressivi e un’attenzione ai dettagli racchiusa nei gesti, nella lucernina a olio, nella monumentale macina di pietra la cui ruota è azionata da un bue.

Passeggiando tra armature da samurai, antiche culle, orologi preziosi e indumenti vintage, vi capiterà di imbattervi nel portasigarette in argento e smalti con custodia originale siglata T.P. (Tyrone Power) o nella ricevuta di pagamento di $1250 rilasciata dal dottor Ralph Greenson (psichiatra) per “professional services” a Marilyn Monroe.

La Galleria Bottisio di Torino mette invece in bella mostra il suo pezzo forte: una tela non molto grande di De Nittis datata 1874 appartenuta a una famiglia napoletana, con tanto di cornice originale. L’opera rappresenta una donna in atteggiamento riflessivo, con un raggio di luce che ne illumina la figura.

Un ritratto di Luce Balla del 1924 è invece uno dei pezzi più particolari della Galleria Matteotti, accanto a una litografia di Picasso con firma a matita degli anni Quaranta. Se siete appassionati di arte contemporanea fate un salto al padiglione 6 dove il Novecento si fa spazio anche tra le opere di “Collezionando Gallery”. Accanto alle Facce Toste di Primo Formenti, Ada Egidio vi guiderà tra le creazioni della street artist romana Alessandra Carloni e di Giusy Lauriola e tra le interpretazioni grafiche e pittoriche di Guiyome, l’artista che trasforma la realtà cittadina attraverso le sue immagini mentali. Tra i pezzi più belli di questa edizione, i paesaggi olio su tavola, inseriti nei cassetti di legno della pittrice serba Kristina Milakovic. E ovviamente i galli, i coniglietti e gli immancabili nani, colorati e dissacranti, di Ottmar Hörl.